Lo Stato, la crisi, il governo: la delega che ti costa cara
Lo Stato non funziona. La burocrazia è un incubo. Le tasse sono alte, gli stipendi fermi, la politica è quella che è. Non ti contraddico su niente. Ho vissuto abbastanza per sapere che gran parte di queste lamentele sono fondate. E ti dico, con la stessa onestà, che non cambiano di un millimetro la domanda che conta: cosa fai tu, domani mattina?
La delega invisibile
Ogni volta che spieghi la tua situazione con una causa esterna, stai facendo una delega. Stai dicendo: la mia vita migliorerà quando quello là — il governo, l’economia, il mercato — farà la sua parte. E quella parte, nel frattempo, non la fa nessuno. Non la fa il governo, che ha altro da fare. E non la fai tu, perché hai delegato.
La realtà non accetta deleghe. Il tuo conto, il tuo corpo, le tue competenze, i tuoi rapporti rispondono a una sola persona. Puoi avere perfettamente ragione sul sistema e perdere perfettamente la tua vita in attesa che se ne accorga.
Due persone, stesso Paese
Ho visto due persone, stessa città, stessa età, stesse condizioni. Una ha passato dieci anni a documentare, con precisione ammirevole, tutto ciò che non andava. L’altra ha preso le stesse condizioni come dati di partenza — non giusti, non meritati, semplicemente dati — e ha costruito dentro quei limiti. Oggi la prima ha ancora ragione. La seconda ha una vita. Il Paese, nel frattempo, è cambiato poco per entrambe. La differenza non l’ha fatta il contesto. L’ha fatta cosa ciascuna ha deciso che dipendeva da lei.
Non è ingenuità
Non ti sto chiedendo di ignorare il contesto. Ti sto chiedendo di trattarlo come il meteo. Non puoi cambiarlo; puoi solo decidere se esci con l’ombrello. Chi vive in un Paese difficile ha bisogno di più disciplina, non di meno: più risparmio, più competenze trasferibili, più rete, più piani B. Il contesto duro è un argomento per muoversi prima, non per aspettare. Chi aspetta un Paese migliore per iniziare, inizierà quando sarà troppo tardi — se il Paese cambierà mai.
La domanda che mi sono fatto
A un certo punto della mia vita ho smesso di chiedermi «di chi è la colpa?» e ho iniziato a chiedermi «di chi è il problema?». La colpa può essere di mille persone. Il problema è sempre mio. E dal momento in cui è mio, posso lavorarci. Prima no. Prima era in mano a gente che non sapeva neanche che esistessi.
Lo Stato può avere torto. Ma la tua giornata di domani è tua. E la realtà, che non legge i giornali, pagherà solo quella.
Il Lavoro
- Scrivi la causa esterna che usi più spesso per spiegare dove sei. Una frase.
- Sotto, scrivi tre azioni possibili dentro quel limite, senza aspettare che cambi.
- Fanne una domani mattina. Prima di leggere qualunque notizia.
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