«Piano piano»: quando la pazienza diventa un alibi

«Piano piano.» È una delle espressioni più dolci dell’italiano. Dice: non avere fretta, le cose buone richiedono tempo, un passo alla volta. E in parte è verissimo: quasi tutto ciò che vale si costruisce lentamente. Il problema è che «piano piano» è diventato, per molti, un modo gentile di descrivere il niente.

Perché c’è una differenza enorme tra andare piano e non andare. E la realtà la vede benissimo.

Lento e fermo non sono la stessa cosa

Chi va piano si muove. Poco, ma ogni giorno, nella stessa direzione. Dopo un anno è in un posto diverso. Chi è fermo dice le stesse parole — «piano piano, ci sto lavorando» — ma dopo un anno è esattamente dov’era. Da fuori, nelle conversazioni, sono indistinguibili. Dentro, sono due vite opposte.

Il test è semplice e spietato: cosa hai fatto, su quella cosa, negli ultimi sette giorni? Non pensato. Fatto. Se la risposta è qualcosa, stai andando piano. Se la risposta è niente, non stai andando piano. Stai usando una bella frase per coprire un vuoto.

Perché l’alibi funziona così bene

«Piano piano» ti dà la sensazione di essere in cammino senza il fastidio di camminare. Nessuno può accusarti di non provarci — ci stai lavorando, con calma. Nessuno può chiederti risultati — è un percorso lungo. È l’alibi perfetto, perché contiene una verità: le cose grandi sono lente. Solo che le cose grandi sono lente perché richiedono molti passi, non perché i passi si possono rimandare.

La pazienza vera

La pazienza vera non è aspettare. È ripetere. È fare la cosa piccola oggi sapendo che il risultato arriva tra due anni, e farla lo stesso. È noiosa, non rilassante. Chi è paziente davvero è spesso più impaziente degli altri nel quotidiano — vuole fare la sua parte oggi, perché sa che il tempo non si recupera. Sa che «piano» riguarda i risultati, non lo sforzo.

La falsa pazienza invece è rilassata sullo sforzo e piena di aspettative sui risultati. Non fa niente oggi e si aspetta che il tempo, da solo, porti qualcosa. Il tempo da solo porta solo età.

Il cambio di frase

Ho sostituito «piano piano» con una frase meno elegante: «Poco, ma oggi.» Poco, ma oggi, è una velocità. Piano piano, senza oggi, è una scusa. La realtà non premia la fretta, è vero. Ma non premia neanche la calma. Premia la ripetizione — e la ripetizione ha bisogno di una cosa sola: che oggi succeda qualcosa.

Vai piano, se vuoi. Ma vai.

Il Lavoro

  1. Scegli la cosa su cui «ci stai lavorando piano piano». Scrivi cosa hai fatto negli ultimi sette giorni.
  2. Se la risposta è niente, fai oggi una versione da dieci minuti.
  3. Per un mese, un segno su un foglio per ogni giorno in cui hai fatto «poco, ma oggi».
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